MOSTRA DELLE OPERE DI RODOLFO ANITORI

1016933_671242089657479_137554212681073906_n

Alla cantina delle MAESTRANZE, che Gianni De Mattia mette sempre gratuitamente a disposizione e appoggia le iniziative di artisti e associazioni per la promozione di arte e cultura, continua la interessante restrospettiva curata dal maestro Rinaldo Capaldi con la mostra delle opere di Rodolfo Anitori. La presentazione che riportiamo qui sotto è stata presentata dalla brava critica d’arte Cristina Passeri.

Presentazione a cura di Cristina Passeri

Rodolfo Anitori nasce a Ronciglione nel 1920. Figlio di un bastaio ( artigiano che fabbrica selle per animali da soma ), cresce nella campagna ronciglionese cominciando fin da giovanissimo a lavorare come contadino, aiutante prima del nonno e poi del padre.

Durante le scuole elementari si fa manifesta la sua straordinaria capacità grafica e artistica ma le condizioni sociali e morali dell’epoca gli impediscono di intraprendere un percorso formativo specifico nell’ambito delle discipline artistiche.

E così, per allontanarsi dalla prospettiva di una vita già scritta, si arruola a 18 anni nell’arma dei Carabinieri, destinato da subito ai reparti a cavallo, in cui ritrova una dimensione non del tutto estranea.

Pochi anni dopo Rodolfo Anitori è costretto, come tanti altri, a fronteggiare le difficoltà della guerra e le drammatiche conseguenze che comporta, come il disintegro del nucleo familiare e la povertà sia economica che di speranze. Ma nonostante e soprattutto per questo, Rodolfo non smette mai di dipingere e di studiare da autodidatta, fino ad approdare al primo riconoscimento ufficiale in campo nazionale: nel 1953 la città di Foggia patrocina una sua personale che riscuote un enorme successo di pubblico, di critica e di stampa.

Incoraggiato dai risultati ottenuti, Rodolfo Anitori torna al suo paese natio con l’intenzione di ricominciare da capo il discorso artistico lasciato in sospeso anni prima.

Nel 1955 apre uno studio a Ronciglione che sarà la culla della sua carriera artistica. A partire dagli anni ’60 egli conquista, quasi annualmente, premi e partecipazioni a mostre di carattere nazionale ed internazionale come le esposizioni a SALSOMAGGIORE TERME, a ROMA ( GALLERIA SISTINA E GALLERIA STAGNI), a CIVITAVECCHIA, a FOGGIA, alla BIENNALE DI VENEZIA e a quella di LIVORNO ( di cui sarà vincitore assoluto rispettivamente nel 1998 e nel 1999), a BOSTON, a MANHATTAN e PARIGI.

Sebbene sia un artista pluripremiato, Rodolfo Anitori mantiene nella sua arte la semplicità e l’umiltà di chi ha vissuto e sofferto la provincia rurale; non perde mai occasione per rappresentare paesaggi e figure umane in cui, oltre l’aspetto puramente VERISTA, inserisce una fortissima componente INTIMISTA, una connessione tra la Natura come ente assoluto e le sensazioni (emotive e psicologiche) che essa riesce a trasmetterci.

Dall’osservazione delle sue opere nasce in noi la necessità del confronto con la grandezza della Natura e dei suoi infiniti componenti. Ciò ci riporta ad una dimensione più umile e semplice dei sentimenti e dei valori che regolano la nostra vita, e questo perché i suoi dipinti o le sue sculture ci donano la consapevolezza del nostro essere “piccoli”, infondendoci una “nostalgia spirituale” di mondi perduti.

La riflessione malinconica scaturisce da ogni soggetto rappresentato, dalle ballerine e dalle spigolatrici, dai girasoli e dalle marine, dai volti profani e sacri, contribuendo a caricare le immagini di una profondità psicologica rivelatrice.

Il suo successo di pubblico sta forse proprio qui: nello stabilire con esso un interesse consensuale reciproco, senza imporre una filosofia di vita ma piuttosto lasciando intuire la ragione dell’esistenza, partendo, in genere, da un evento estremamente doloroso per giungere ad un momento conoscitivo di livello superiore.

Ciò che maggiormente colpisce ogni osservatore è l’uso dei colori che caratterizza le sue creazioni pittoriche e la maestria con cui plasma i materiali, marmorei o lignei, realizzando opere di una delicatezza mistica di antico rimando, trasmettendo la sofferenza della vita che nasconde però anche un’esaltazione di se stessa.

CRISTINA PASSERI

Alcune immagini della mostra

 

 

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *