Viaggio dentro La Bestia, il sofisticato “sistema Salvini” per dominare sui social. Tra profili falsi, analisi dei dati e post mirati

[L’inchiesta]

Oggi, il successo in politica si muove sulla conferma. Non indico alla comunità la strada. Me la faccio indicare. Il che è ben diverso da prendere un mandato di rappresentanza, come chiede la democrazia: è prendere ordini dalle pulsioni della piazza. Ecco come funziona il metodo Lega sui social

[L'inchiesta] Viaggio dentro La Bestia, il sofisticato “sistema Salvini” per dominare sui social. Tra profili falsi, analisi dei dati e post mirati

C’era una volta la politica che formava classi dirigenti. Cioè quelli che avevano – appunto – il compito di dirigere. Quindi di guidare la comunità. Guardando lontano, intuendo la strada che potesse condurre la società ad un avanzamento, anche quando quella via non la vedeva nessuno. C’era una volta la politica che fissava il suo sguardo lontano e sapeva spiegare alle persone che quella era la strada giusta, a volte anche sfidandone le ire, smontandone le incomprensioni, affrontandone coraggiosamente la protesta. C’era una volta la politica.

La conferma

Oggi, il successo in politica si muove sulla conferma. Non indico alla comunità la strada. Me la faccio indicare. Il che è ben diverso da prendere un mandato di rappresentanza, come chiede la democrazia: è prendere ordini dal popolo (il populismo), è subire la dittatura del qui e ora, dell’immediato, e quindi dell’istinto, dell’impeto. Lisciare il pelo alla comunità delle urla invece che cooperare per far avanzare la società.

L’uso della rete

La nuova politica, insomma, che cancella il significato stesso della politica. La chiave di questo drammatico smarrimento è la Rete. Non in sé ma nell’uso che le forze politiche populiste hanno deciso di farne. C’è un filo nero (impossibile definirlo rosso), infatti, che lega l’ascesa alla Casa Bianca di Trump e a Palazzo Chigi di Salvini e Di Maio. E’ l’accumulo e l’analisi di dati personali, con la costruzione di messaggi mirati su quei profili e l’obiettivo sistematico di confermare il sentimento popolare invece che di guidarlo.

La Bestia

I tecnici chiamano, in particolare, il sistema Salvini sulla Rete, la Bestia. Una cosa simile si è già detta con la struttura della Casaleggio, per il Movimento Cinque stelle. Oggi arriva una nuova conferma. A leggere e analizzare la situazione, per la rivista Rolling Stone, che lo ha intervistato a Barcellona è Alessandro Orlowski, un italiano di 51 anni, che vive in Spagna da venti. Uno dei primi e più importanti hacker italiani, ha studiato a fondo il sistema della Lega e ne ha svelato meccanismi e retroscena, confermando due sensazioni già diffuse: la prima è che Salvini, ormai, usa i social come una volta si usavano i comizi e il porta a porta; la seconda è che si sono ormai invertiti i ruoli. E’ il sentimento popolare (spesso malmostoso, non documentato, istintivo come un moto di rabbia) a guidare la scelta. Non esiste più una classe dirigente. I comandi sono passati di mano.

Il sistema

“La Lega – conferma Orlowski nell’intervista – ha creato un sistema che controlla le reti social di Salvini e analizza quali sono i post e i tweet che ottengono i migliori risultati, e che tipo di persone hanno interagito. In questo modo possono modificare la loro strategia attraverso la propaganda. Un esempio: pubblicano un post su Facebook in cui si parla di immigrazione, e il maggior numero di commenti è “i migranti ci tolgono il lavoro”? Il successivo post rafforzerà questa paura. I dirigenti leghisti hanno chiamato questo software La Bestia”.

Post su emozioni

Secondo l’hacker italiano, il programma nascerebbe a Mantova, a fine 2014, ed è esploso alla fine del 2016. Nato come sistema di monitoraggio del sentimento popolare, si è via via sofisticato fino a costruire una rete nella rete, capace di registrare emozioni legati ai post e quindi di affinare sempre più i post sulle emozioni. Da qui sarebbero nati temi che Salvini lancia nella battaglia politica: dal ritorno alla Leva obbligatoria alla Legittima difesa alle ronde sulle spiagge, ovviamente al tema dei migranti. Nulla che abbia nei numeri e nella dimensione reale del Paese toni da problema serio. Ma nel sentimento popolare, sì. E allora si obbedisce, si soffia sul fuoco, la fiamma sale e i consensi crescono.

La chiave

La chiave di tutto sono i dati, che potremmo definire l’oro dell’uso commerciale della Rete. Non si butta niente, dei dati. Ogni traccia che un utente lascia sul web è un bene prezioso. I dati vengono raccolti, conservati, analizzati, aggregati, fino a profilare e poi, coi report, a costruire messaggi mirati. Naturalmente, la Rete è una infrastruttura. In sé è neutra. Ma ci sono i software, e ognuno di questi ha bisogno di una strategia. Su twitter di agisce in un modo, su Fb in un altro, e addirittura molti contenuti vengono fatti viaggiare su mail, mentre un gran numero cammina su whatsapp. Quello che conta è che la strategia sia complessiva e mirata. Nulla al caso.

Il buco nero

Come si raccolgono i dati? Questo è il vero buco nero. Ognuno di noi fornisce consensi ogni volta che usa un’app o un motore di ricerca o un software. Spesso inconsapevolmente. Ci sembra tutto gratis ma paghiamo con informazioni sulla nostra vita, sulla nostra emotività, sulla nostra psicologia, sui nostri problemi, sulle nostre scelte, perfino sulle nostre vacanze, sulle nostre paure, sul nostro stato di salute e su quello che mangiamo (o vorremmo mangiare). Tutti dati che regaliamo a chi, poi, elaborandoli ci costruisce sopra messaggi mirati.

Cambridge analytica

Uno degli scandali legati ai dati ha riguardato una società chiama Cambridge Analytica, la quale ha aiutato Trump a vincere le elezioni negli Usa ed era in procinto di sbarcare a Roma poco prima delle elezioni politiche. Molte voci, per mesi, hanno riferito di un accordo tra una forza politica italiana e questa impresa per uno scambio e l’ analisi dati con messaggi mirati durante la campagna elettorale. Un accordo che non è mai venuto alla luce. Di sicuro, però, quel sistema è stato mutuato e diffuso nella politica italiana, rovesciandone il paradigma. Se l’orizzonte è il sentiment, il problema non è fare ma dare la sensazione di fare. Tutto è simulato, tutto va nella direzione degli istinti. In questo senso, anche la politica di governo diventa politica di opposizione. Nel senso che dal governo, devi individuare un nemico e combatterlo. Per continuare a strizzare la paura, la rabbia, l’istinto. Lavorare stanca. Urlare placa.

Nemico comune

“Salvini – conferma Orlowski nell’intervista – ha sempre guardato con attenzione a Trump. Entrambi fanno la cosa più semplice: trovare un nemico comune. E gli sta funzionando molto bene. La totale disinformazione e frotte di like su post propagandistici e falsi portano a quello che si definisce vanity KPI: l’elettore rimane soddisfatto nel condividere post che hanno migliaia di like, e quindi affermano le loro convinzioni”.

Fake news

Le fake news, in questo senso, così enfatizzate nel dibattito, non sono molto determinanti. La parola chiave è un’altra: bias. “Come ha spiegato – dice Orlowski nel colloquio col giornalista del Rolling Stone – lo psicologo e premio Nobel Daniel Kahneman, di fronte a una notizia online la nostra mente si avvale di metodi di giudizio molto rapidi che, grazie alla soddisfazione che dà trovare conferma nei nostri pregiudizi, spesso porta a risposte sbagliate e illogiche, ossia biased”. Si lavora, quindi, sulle conferme dei pregiudizi. In questo senso, è importante che la notizia non sia del tutto o palesemente falsa ma che abbia qualche elemento di verità. Su cui ovviamente si costruiscono enfasi ed esagerazioni, si alimentano con condivisioni e consensi, spesso manipolati, e si crea una catena di emulazioni.

Profili falsi

Contano, in questa strategia, anche i profili falsi, che servono a dare la sensazione che un post ha molto consenso, generandone così altro. “Per creare account su Twitter – dice Orlowski – esiste un software acquistabile online, che ti permette di generarne mille in tre ore, ognuno con foto e nome distinto. Parliamo di account verificati con un numero di cellulare: c’è un servizio russo che, per 10 centesimi, te ne fornisce uno appositamente. Con 300 o 400 euro puoi crearti in un pomeriggio un migliaio di account Twitter verificati. A quel punto puoi avviare un tweet bombing, cambiando la percezione di una notizia. È semplice e costa poco”.

Classe seguente

Così si creano eserciti di profili falsi e profili veri che marciano uniti e sono pronti a sostenere un contenuto, a rilanciarlo, o ad attaccare un avversario politico, a scoraggiare un contenuto di segno contrario, ad alimentare un sentimento invece che un altro, trasformando la rete da quella straordinaria infrastruttura di apertura, partecipazione, discussione e democrazia in un luogo di profonde manipolazioni e di conseguenze enormi sulla vita reale e sul dibattito politico. La prima conseguenza è stata la scomparsa stessa della politica. Niente più classe dirigente, semmai classe seguente.

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