L’ECODISERBANTE ITALIANO CHE PROMETTE DI SALVARE LE API E L’AMBIENTE (#STOPGLIFOSATO)

ecodiserbante

L’innovazione propone soluzioni alternative alglifosato, l’erbicida più diffuso al mondo, classificato dallo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, come possibile cancerogeno e che potrebbe essere autorizzato per altri 15 anni in Europa in seguito alla decisione dell’Echa, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, che ha respinto l’ipotesi che sia cancerogeno per l’uomo.

La molecola, comunque, essendo chimicamente molto potente, è tossica, anche a prescindere dalla sua possibile cancerogenicità, ormai è una certezza scientifica. La sua capillare diffusione ha ormai infestato interi ecosistemi, causando disequilibri di difficile riparazione.

D’altro canto è in grado di uccidere anche le piante più infestanti, cosicché, brevettato e commercializzato dalla multinazionale Monsanto, è oggi l’indiscusso leader sul mercato di settore. Forse dal punto di vista delle prestazioni chimiche è veramente imbattibile, ma a quale prezzo?

Proprio molto recentemente si sta affacciando sul mercato Natural Weed Control, un prodotto che promette di essere totalmente biologico, innocuo per le api che soffrono molto a causa dei prodotti chimici usati in agricoltura, nonché per gli operatori.

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Nato con l’idea di usare scarti di lavorazione alimentare e della lana, è stato scoperto da un team di ricercatori e imprese coordinato da Daniela Ducato, responsabile della filiera ‘Edizero Architecture for peace’.

Per saperne di più abbiamo intervistato Eugenio Cavalli, Responsabile commerciale dell’impresa Cavalli&Cavalli, che realizza e commercializza il prodotto in campo agricolo.

Qual è il meccanismo di azione del biodiserbante?

Il biodiserbante che stiamo commercializzando lavora tramite uno shock termico alle piante. In particolare irroriamo le piante di vapore acqueo che diventa poi freddo a 1 bar di pressione. All’acqua aggiungiamo però un prodotto di origine naturaleottenuto da scarti di lavorazione alimentare e della lana (di cui abbiamo tracciabilità), che ci serve ad aumentare la tenuta del calore. Abbiamo così tempo di arrivare a 120-140°C e di trattenere di più il calore: per questo la pianta assorbe più calore, andando in shock termico.

Perchè è completamente bio?

Il prodotto è completamente biologico perché tutto il materiale che viene utilizzato, dalla miscela, all’acqua, è o di origine alimentare o dalla lana edile. I prodotti che ci sono nella miscela in diverse proporzioni, in particolare, comprendono un composto che si ottiene dalla lavorazione della lana edile, un estratto che si ottiene da quelle delle olive, e un altro dalla lavorazione della malvasia, un prodotto tipico sardo, che è necessario per mantenere il pH neutro.

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Su quali coltivazioni è maggiormente indicato?

Ad oggi l’abbiamo utilizzato molto bene in campo agricolo, in particolare nei frutteti (soprattutto agrumi e pescheti), in alcuni casi negli uliveti ed è perfetta per i vigneti. Non ha problemi se ci sono impianti collegati a terra perché il calore non è sufficiente a rovinare i tubi.

Una delle problematiche dell’erbicida più diffuso al mondo, il glifosato, è la sua totale non selettività, che lo rende strettamente connesso alla sementi geneticamente modificate. Natural Weed Control può rispondere a questo tutelando la biodiversità?

Il sistema, per come lo utilizziamo noi adesso, è totalmente mirato alle piante da eliminare. E il vapore in eccesso, al contrario dei prodotti chimici, non è fitotossico. Quindi anche se, per sbaglio, venisse irrorato un altro albero, un’altra pianta, non avrebbe alcun effetto. Anzi, in alcuni casi potrebbe anche essere benefico, combattendo alcuni parassiti.

Il glifosato è tossico per qualsiasi pianta e non è gestibile in alcun modo, perché uccide ogni tipo di pianta, avvelena tutto, mentre il Natural Weed Control deve essere “puntato” contro la pianta. Anche se in questa operazione si dovesse toccare qualche altra pianta, il calore non potrebbe danneggiarla in nessun modo, perché la dispersione è enorme.  

L’operazione può essere manuale ma anche tramite un braccio meccanico per rendere il tutto più veloce, ma la chiave è selezionare esattamente le piante da eliminare. È chiaro poi che ci serve il sistema giusto per la distribuzione.

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Potrà diventare un giorno un’alternativa al glifosato?

Purtroppo no. Anche se un giorno fosse un sistema in grado di raggiungere l’1% del mercato, magari lavorando solo nei centri urbani, o per alcune colture particolari, sarebbe già un ottimo risultato, perché avremmo comunque molti prodotti chimici in meno.

Non è fattibile però competere con un prodotto come il glifosato, perché i costi di distribuzione non sono ripetibili (es. a mezzo aereo). Il nostro è un sistema più lento, ma sano. Gli agricoltori interessati al nostro prodotto sono quelli che hanno un’ottica diversa dell’agricoltura. Non potrà mai diventare un antagonista del glifosato, anche se ci piacerebbe molto.

Può veramente salvare le api?

Abbiamo diversi progetti sulle api e la loro salvaguardia e oggi abbiamo la certezza che il nostro diserbante non fa male né a loro, né ad altri essere viventi, a meno che, ovviamente, non vengano irrorate direttamente.

Che futuro vi aspettate in termini di utilizzo su larga scala?

Abbiamo già difficoltà a seguire i nominativi dei clienti che si stanno affacciando a questo prodotto. Stiamo lavorando veramente bene e sono sicuro che i risultati saranno interessanti. Non ci facciamo grandissime illusioni, ma la richiesta c’è. Proprio oggi abbiamo dimostrato il prodotto a 4 Comuni,  che si sono dimostrati tutti molto affascinati ed interessati. I tempi non saranno velocissimi, ma siamo fiduciosi.

“Gli agricoltori interessati al nostro prodotto sono quelli che hanno un’ottica diversa dell’agricoltura ci ha detto Cavalli. Per questo ci siamo rivolti a Vincenzo Vizioli, Presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB) e gli abbiamo chiesto il suo parere sulla possibilità che innovazioni come questa possano essere impiegate in agricoltura biologica.

“Questo prodotto si configura sicuramente come un’innovazione – ha spiegato Vizioli – che è positiva perché utilizza prodotti e principi attivi che non rilasciano nell’ambiente residui o residui pericolosi, soprattutto, come nel caso dei diserbanti, nelle acque superficiali e profonde e negli alimenti. È un prodotto che può essere di aiuto. La ricerca nel biologico non deve cercare metodi che sostituiscono quelli convenzionali, ma l’agricoltore biologico deve applicare un metodo, dei principi, delle regole. Questo prodotto può esser utile nel caso di eradicazione di piante particolarmente fastidiose. Lo vedo particolarmente posizionato per il verde urbano.

Una soluzione, comunque, che appare per ora utilizzabile in contesti limitati, a causa del limite sulla distribuzione, che deve essere “mirata”. D’altronde non si arriva mai ad una meta se si resta fermi.

Roberta De Carolis

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