Arsenico, ancora 16 comuni fuori norma. Valentini: Miscelare l’acqua con quella del Tevere

di Massimo Chiaravalli da ilmessaggero.it
Arsenico, problema senza fine. Sono ancora 16 i comuni nella Tuscia – dati Asl di novembre – con valori sopra il limite di 10 microgrammi per litro imposto dall’Ue. Cosa fare? La Regione Lazio, secondo il consigliere Riccardo Valentini, ha individuato due strade: «Adduzione dalle acque del Tevere e nuovi pozzi». Ora si tratta di «accelerare, arrivando a un progetto cantierabile entro il 2017».

L’arsenico è ballerino. Dipende da tanti fattori. Così i comuni a volte sono a posto, altre no. Ecco quelli non in regola – la fine dell’emergenza avrebbe dovuto essere dal 1 gennaio 2013 – e i relativi valori sballati: Bagnoregio (11, 15 e 16), Castiglione in Teverina (18), Civita Castellana (11, 11, 13 e 16), Civitella d’Agliano (12), Fabrica di Roma (12, 23, 34 e 45), Farnese (22), Grotte di Castro (11), Lubriano (12), Monte Romano (16,5), Nepi (17 e 18), Ronciglione (11, 13 e 13), Sutri (13), Tuscania (12, 15, 16 e 24), Vejano (11), Vetralla (11, 11, 12, 12 e 13) Villa San Giovanni in Tuscia (15,5).

I dearsenificatori non vanno bene, lo conferma anche Valentini. «Sappiamo che la situazione è fragile – dice – ma ce la siamo trovata: l’ha deliberata la precedente giunta (guidata da Renata Polverini, ndc). Non è sostenibile: il sistema è delicato, i filtri si inceppano». E i valori vanno sulle montagne russe: bassi quando è tutto a posto, alti quando insorgono problemi. Con le ordinanze di non potabilità che vanno e vengono.

Soluzioni? «Ce ne sono due. La prima per la parte nord della Tuscia, fino a Tarquinia. «Si basa sull’adduzione di acque dal Tevere – spiega Valentini – da inserire nella rete idrica per la miscelazione, avvalendoci di Monte Jugo per farla arrivare fino all’area del mare». La seconda riguarda i Cimini e il sud-est della provincia. «Si potrebbero scavare pozzi su falde pulite: c’è uno studio del professor Piscopo e i costi sarebbero ridotti. Anche Talete avrebbe dovuto incentivare l’operazione. E’ l’unico modo per risolvere il problema». Si era parlato anche di sfruttare il lago di Bolsena, sul progetto però «uno studio dell’università La Sapienza ha evidenziato qualche problema».

Dunque, non resta che intervenire. Il consigliere regionale del Pd avrebbe una tabella di marcia. «Dobbiamo spingere da qui a fine legislatura. Partendo subito con i pozzi, mentre sulla rete idrica, che è un intervento più articolato – conclude – puntiamo a una progettazione in modo da rendere l’intervento cantierabile entro il 2017».

Martedì 8 Novembre 2016 – Ultimo aggiornamento: 12:45

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