Maltempo e dissesto idrogeologico, WWF: il Governo cambi passo

Il Governo deve cambiare passo se vuole fronteggiare la continua emergenza, che in realtà è ormai una costante, legata agli effetti del maltempo sul territorio italiano, devastato dal dissesto idrogeologico. E per farlo non basta sbloccare i finanziamenti necessari per il risanamento: bisogna anche instradarli verso in modo efficiente ed efficace, facendo un salto di qualità che privilegi politiche di difesa e di ripristino del territorio. Questo il messaggio che viene dal WWF e da un gruppo di scienziati che hanno lanciato un Appello “per un’economia basata sul valore della natura”.

da helpconsumatori

 L’Appello fa seguito alla devastazione avvenuta a Genova e si accompagna alla preoccupazione del WWF per “l’indirizzo del Governo che vuole solo rafforzare il ruolo dei Governatori regionali come Commissari per il dissesto idrogeologico”. L’associazione ambientalista chiede infatti al Governo di “verificare come impiegare al meglio con un piano di interventi veramente efficace il “tesoretto” di due miliardi di euro della contabilità separata affidata ai commissari per il rischio idrogeologico al quale attingere, non solo per interventi di mitigazione, ma di adattamento ai cambiamenti climatici, che tra l’altro liberino il territorio da manufatti che sorgono nelle aree più a rischio”. Il WWF ricorda ad esempio che il Governatore della Liguria Claudio Burlando è Commissario nonostante le sue Giunte abbiano promosso leggi per la riduzione delle fasce di inedificabilità lungo i fiumi. “Questa logica, avviata nel 2010 con Accordi di Programmi Stato -Regioni, è fallimentare ed è sotto gli occhi di tutti che non ha permesso il superamento delle emergenze. In realtà è indispensabile rispettare e rendere operative le direttive europee su “acque” (2000/60/CE) e “alluvioni” (2007/60/CE)”, dice il WWF, per il quale bisogna promuovere “un’adeguata riforma della governance della difesa del suolo, istituendo le Autorità di distretto e ridando centralità al bacinoidrografico, come l’unità territoriale più efficace per garantire un serio governo del territorio e su cui impostare politiche per la gestione delle acque, la manutenzione del territorio, la riduzione del rischio idrogeologico e per l’adattamento ai cambiamenti climatici”.

L’esigenza è infatti non solo quella di sbloccare finanziamenti per un risanamento del territorio, ma di ‘instradare’ in maniera efficacie ed efficiente tali risorse e di fare un salto di qualità nelle politiche seguite. Si legge nell’Appello, firmato da oltre trenta esponenti del mondo della scienza e delle scienze sociali: “Nel 2012 erano stati stimati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare almeno 2 miliardi e mezzo di euro come finanziamento necessario per agire sul problema del risanamento del territorio nazionale, mentre il recente decreto cosiddetto SbloccaItalia, finanzia per circa 3.9 miliardi di euro grandi opere, delle quali il 47% sono autostrade. Ma il problema, come appare ormai chiaro a tutti, non è solo quello di sbloccare risorse fondamentali per dare priorità al risanamento del nostro territorio ma anche al modo con cui impiegarle in maniera efficace ed efficiente. E’ necessario uno straordinario salto di qualitàinnovativa ed anticipatrice per passare da politiche che continuano a perseguire azioni che provocano uno stravolgimento di un territorio delicato e intrinsecamente fragile dal punto di vista idrogeologico come quello della nostra Italia, a politiche che inseriscano prioritariamente la difesa, il ripristino e la riqualificazione del nostro territorio”.

L’economia deve inoltre dare valore alla natura e all’impatto degli ecosistemi sul benessere: la questione “ambiente” spesso viene ghettizzata come se fosse competenza del solo Ministero dell’Ambiente e non viene riconosciuto il valore della natura, degli ecosistemi, delle risorse naturali dal punto di vista economico e del benessere della società tutta intera. “Appare evidente come le questioni ambientali restino ancora ‘ghettizzate’ nell’ambito delle funzioni di un solo Ministero – dichiarano nell’appello gli scienziati –Chiediamo l’istituzione di un Comitato Nazionale per il Capitale Naturale ai massimi livelli istituzionali (con la presenza anche del Ministro dell’Economia e delle Finanze, del Ministro per lo Sviluppo Economico e del Governatore della Banca d’Italia nonché dell’ISTAT e gli altri enti di ricerca ed esperti di chiara fama sulla materia) che produca un rapporto sul capitale naturale italiano inserito nel processo annuale di programmazione economica. Questo punto è già inserito nel disegno di legge del collegato ambiente alla scorsa legge di stabilità ed è in discussione alla Camera dei Deputati. Chiediamo inoltre sistemi di contabilità nazionale capaci di tenere in conto le dimensioni ambientali” .

Tra le richieste, l’adozione della Strategia nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici, l’applicazione delle direttive europee sulle acque e sul rischio alluvionale, la promozione di un rilevamento delle situazioni di compromissione che abbiano turbato le naturali condizioni di deflusso dei corsi d’acqua, la promozione di un’azione diffusa di ripristino ecologico, indispensabile per le politiche di adattamento e infine, la manutenzione del territorio.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *