MOSTRA PERSONALE DI ROMOLO TRIVELLONI

A Ronciglione saboato 20 settembre 2014 alle ore 11,  presso la Cantina delle maestranze inaugurazione della mostra delle opere di Romolo Trivelloni

Inaugurazione della mostra delle opere di Romolo Trivelloni  20 settembre 2014.  All’inaugurazione delle mostra voluta e curata dall’artista Rinaldo Capaldi hanno partecipato numerosi cittadini di Ronciglione e di estimatori dell’arte in generale e delle opere di Trivelloni .
La relazione sulla mostra preparata dalla studiosa d’arte Cristina Passeri è stata  ben esposta dalla stessa da un pubblico particolarmente attento.
Queste le sue parole, al termine della lettura le fotografie delle opere e della giornata inaugurale:

Nell’ambito di questa rassegna collettiva di artisti ronciglionesi che hanno segnato ed innovato il nostro panorama culturale, si inserisce a pieno merito la figura di Romolo Trivelloni.

Romolo Trivelloni nasce a Ronciglione nel 1917 e muore nel 1974.

Il suo primo approccio con la pittura, nel 1939, mostra un attaccamento ed un’esaltazione dei luoghi nativi che rappresenta nelle sue opere insieme a nature morte e pittura figurativa di genere.

Nonostante non frequenti mai né un’accademia né una scuola specifica, Romolo Trivelloni riesce a creare un modo di fare arte assolutamente innovativo e particolare, a metà tra pittura cubista e pittura metafisica.

Difatti dalla pittura cubista assorbe la scomposizione analitica, scientifica, il modo semplificato di vedere il mondo come un insieme di forme geometriche; della componente metafisica, invece, si fa attivo scopritore e creatore: i colori modulati, le tonalità mai invadenti, una sorta di nebbia, di foschia che avvolge e caratterizza le sue opere, danno all’osservatore una sensazione di calma, di assenza di azione.

L’immobilismo in cui vivono le sue creazioni è enfatizzato dalla scelta  dei soggetti da rappresentare: si concentra in particolar modo sul tema paesaggistico, che sviluppa anche nelle sue nature morte come quinta scenica, a ricordare la connessione tra le cose esteriori e quelle interiori, denotando  una ricerca psicologica ed emozionale a tutto tondo, riguardante cioè la sfera del reale e la sfera dell’intimità psichica.

Una pittura del genere, in un periodo storico in cui si tendeva a sintetizzare ed assoggettare eccessivamente il modo di fare arte ( negli anni dal 1940 al 1960 circa), risulta essere fuori dagli schemi, ci lascia intendere che, pur se inserito nella contemporaneità e nell’innovazione, il processo creativo di un artista prescinde dai precetti del movimento culturale a cui aderisce e ,in quanto istintivo, dà vita a forme d’arte di volta in volta personalizzate.

Romolo Trivelloni, infatti, pur ispirandosi ai luoghi che lo circondano cioè alle zone intorno a Ronciglione, li riporta sulla tela modificandone alcuni particolari, togliendo o aggiungendo delle parti comunque già esistenti, per adattarli al meglio alle sue sensazioni, ai suoi istinti creativi.

E proprio questa manipolazione della realtà fa di lui un artista fuori dall’ordinario che, sebbene

Sembri inserito in una determinata corrente pittorica, se ne distacca tramite alcuni espedienti che potremmo considerare alla stregua di licenze poetiche.

Quelli che sembrano errori di trasposizione sono mezzi ricercati e studiati a lungo per ottenere il risultato di donarci delle sensazioni, sia mentali che fisiche: nei suoi quadri è facile percepire l’umidità, la consistenza dell’aria, a volte più fresca a volte più afosa, in cui immerge i paesaggi e le nature morte; ci permette inoltre di intuire a che ora del giorno o della notte sono state ambientate le opere, semplicemente modulando diversamente i colori e i punti luce, con l’immediatezza di uno scatto fotografico.

Il riconoscimento critico, arrivato relativamente presto nella sua carriera, è quindi meritatissimo poiché Romolo Trivelloni fu, nella sua arte, più innovativo della stessa innovazione cubista da cui proveniva.

 

 

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