Sanità, Angelo Sambuci (Uil Fpl): Pronto soccorso allo stremo

21/06/2014

Riceviamo e pubblichiamo

I recenti fatti clamorosi accaduti presso il pronto Soccorso dell’Ospedale di Belcolle di Viterbo hanno trovato grande eco negli organi di stampa; ma al di là della loro evidente abnormità – che ha aumentato la concentrazione dell’attenzione mediatica su di essi – ogni giorno, ogni ora il pronto Soccorso di Belcolle è scosso da episodi di tensione, che sempre più spesso sfociano in liti o aggressioni all’incolpevole personale, da parte di utenti giustamente stremati in quei momenti di particolare dolore che ogni essere umano vive quando la sua salute peggiora al punto di dover ricorrere al Pronto Soccorso.

Noi abbiamo scritto almeno sei o sette lettere, note, comunicati alla stampa, accorati avvisi di allarme; abbiamo, in questi anni, scritto con chiarezza impareggiabile che tutti i protocolli standard di qualità dell’assistenza venivano – via via – fatti a pezzi dalla crisi che si è lasciati travolgesse non soltanto il pronto soccorso, e neppure soltanto Belcolle, ma l’intera sanità di questa provincia.

Certo, nella vita le cose non accadono per caso; ma sono conseguenze di cause precise. L’attuale desertificazione dell’assistenza sanitaria è effetto, principalmente di due cause; la principale è la contrazione insostenibile del numero degli operatori che assistono i pazienti.

Si tratta di cifre enormi: probabilmente, tra personale pensionato e non sostituito, e contratti flessibili non rinnovati, si tratta di circa 500 lavoratori in meno. Già questo solo dato numerico è di per sé eloquente… dimostrazione che invertire questa tendenza è l’unica soluzione.

Poi, per quanto attiene specificamente Belcolle, un’altra causa è la determinazione programmatica di desertificare l’assistenza decentrata nei territori: lo smontaggio dei Presidi Ospedalieri di Acquapendente, Montefiascone, Ronciglione, l’indebolimento sistematico di Tarquinia e Civita Castellana hanno avuto come effetto di concentrare la domanda di assistenza su Belcolle.

Il che poteva anche essere un progetto plausibile; se quel plesso fosse stato rinforzato. Ma siccome, invece, le risorse assistenziali di Belcolle non sono aumentate, ma anzi sono diminuite, mentre la domanda di assistenza è cresciuta a dismisura, l’Ospedale è collassato.

E, si badi bene, la criticità non riguarda soltanto il Pronto Soccorso: basta fare un giro per i reparti, e contare i pazienti parcheggiati nei modi meno appropriati. Ma se gli effetti (problematici) hanno cause precise, la soluzione deve essere ricercata nella eliminazione di quelle cause!

E cioè, se il problema attuale è determinato da carenza di personale assistenziale e sovraccarico del plesso di Belcolle, si risolve aumentando il personale, e alleggerendo Belcolle.

E, di qui, all’espressione del nostro disaccordo con quanto troppo affrettatamente proposto da altri, che hanno inutilmente dato licenza all’Azienda di continuare a mettere toppe, anziché affrontare finalmente il problema con responsabilità.

Abbiamo scritto con chiarezza che il personale adibito al Pronto Soccorso di Belcolle è circa la metà di quello previsto nella dotazione standard; ecco basterebbe aumentarlo di una decina di unità.

Ma assolutamente non è tollerabile che l’aumento avvenga sguarnendo altri presidi di assistenza del cittadino nei territori.

E, anzi, un piano di assistenza un minimo sensato dovrebbe prevedere il rafforzamento dei punti di primo soccorso a Ronciglione, Montefiascone e Acquapendente, con l’obiettivo di convogliare su Belcolle soltanto i casi effettivamente gravi.

A tal fine, peraltro, giova ricordare che la criticità di Belcolle non è soltanto nella carenza di personale, ma anche nella insufficienza strutturale.

Il pronto Soccorso, cioè, non è strutturalmente in grado di sopportare gli attuali carichi; e neppure l’ospedale, nel senso che, in assenza di disponibilità, al pronto soccorso sostano pazienti che dovrebbero essere destinati ai reparti.

In una situazione simile, anche soltanto immaginare una soluzione che consista nel sottrarre energie e risorse ad altre strutture nei territori è una irresponsabilità che alimenta e sostiene l’irresponsabilità della Regione, cui fa capo l’apprestamento delle risorse.

Peraltro, noi della UIL non dimentichiamo mai che gli utenti della Pubblica Amministrazione sono persone – e quelli del servizio sanitario, in particolare, sono persone che soffrono; non si tratta di numeri!

Non si può sottrarre assistenza a nessuno, meno che mai basandosi su calcoli numerici; sarebbe un poco come pretendere di chiudere il comando dei Vigili del Fuoco perché ci sono pochi incendi!

A tacere della palese intempestività di un simile progetto proprio nei Comuni lacustri all’inizio della stagione estiva. Noi crediamo che si possa e si debba economizzare le risorse, ma sono ben altri gli sprechi.

La verifica della distribuzione delle risorse e dei relativi carichi di lavoro deve estendersi all’intera Azienda, non certo ai soli servizi di Pronto Soccorso.

Noi crediamo che si debbano riconvertire e rinnovare le strutture e le prestazioni; ma senza chiudere nulla, senza che cessino altri servizi; ricordandosi sempre che questa Provincia ha standards assistenziali assai inferiori a quelli di Roma.

Noi crediamo che apprestare le risorse di cui il Pronto Soccorso di Belcolle ha bisogno sia ormai una necessità non più dilazionabile.

Di cui deve farsi carico la Regione; prima che diventi una questione di cui debba occuparsi la Procura della Repubblica… posto che l’assistenza alla salute è il servizio primario, il più importante per la Comunità, la cui omissione è senz’altro un delitto… in senso morale, ma poi anche giuridico.

Sollecitiamo un incontro urgentissimo con tutti i destinatari della presente.

Cordiali saluti,

Il Segretario Generale Uil Fpl

Angelo Sambuci

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