Il Paese dei balocchi?

Editoriale di Vincenzo Donvito
15 aprile 2014 18:13
Il Paese dei balocchi e’ quello in cui non c’e’ certezza, non ci sono regole se non quelle -ogni tanto- del presunto piu’ forte. Nello specifico, nel nostro Stivale, le regole si fa finta che ci siano, ma dipende da chi le applica e verso chi dovrebbero essere applicate. Inoltre ci sono le prassi, le opportunita’, che non sono scritte da nessuna parte, ma che costituiscono il caposaldo del sistema di potere economico e civico. L’esempio eclatante sono le nomine, questi giorni, dei cosiddetti boiardi di Stato, cioe’ amministratori, presidenti, membri dei consigli di amministrazione delle aziende di Stato o partecipate; tutte in forma societaria azionaria ma con presenza totale o parziale dello Stato… le hanno chiamate privatizzazioni. Ebbene, queste persone sono state nominate dall’Esecutivo e alcuni sono stati scelti tra coloro che avevano finanziato le campagne elettorali di chi oggi li ha scelti. Non e’ vietato (e questo secondo noi e’ grave), ma alcuni lo ritengono inopportuno, ma quando si arriva a certi livelli di potere -e relativa arroganza- le inopportunita’ sono bruscolini che vanno via con la prima folata di vento, che nel nostro caso e’ anche una folata in cui e’ il genere femminile a dare il proprio contributo (l’aver messo alcune donne ai vertici di alcune aziende, serve anche a far si’ che ci si concentri su questa innovazione piuttosto che sul fatto che queste donne appartengono comunque ai medesimi giri di potere). Noi siamo sempre qui a domandarci perche’ lo Stato (in senso ampio) debba avere i propri soldi (quelli di tutti noi) investiti, per esempio, nelle poste, negli aeroporti, negli elicotteri, nelle assicurazioni, nell’energia, nella cioccolata, etc… ma e’ una domanda a cui al massimo ci viene risposto con un sorrisino ebete, che sta per “possibile che non capisci queste cose…” oppure “che vuoi tu?”.
Siamo sognatori, quando auspichiamo la separazione tra “politica economica” ed economia, tra chi stabilisce le regole di una politica economica e chi produce usufruendo di queste regole? Puo’ darsi, perche’ non vogliamo rassegnarci a prendere atto che viviamo nel Paese dei Balocchi, e non in uno Stato moderno, a cosiddetta democrazia occidentale e ad economia capitalista basata su libero mercato e concorrenza.
Paese dei Balocchi in cui il piu’ grande legislatore e’ la Corte Costituzionale, organo di controllo di legittimita’ ma che di fatto e’ quello che ha dato i maggiori contributi per la modifica delle piu’ grande porcate legislative e normative che, forze di governo e forze di opposizione concordemente unite, non sono mai riuscite a modificare…. pur dicendo costantemente che avevano tutte le intenzioni di farlo. Le ultime tre “riforme” della Corte Costituzionale sono state la legge elettorale nazionale, la legge sulle droghe e la legge sulla fecondazione assistita. L’elenco sarebbe lungo, ma vale la pena ricordare solo un altro storico intervento della Corte Costituzionale, l’abolizione del monopolio delle telecomunicazioni, intervento senza il quale il nostro Paese oggi sarebbe molto diverso.
Lunga vita alla Corte Costituzionale? No, perche’ sarebbe una sorta di rassegnazione ad una costante attesa di chi ogni tanto viene a liberarci. Anzi, piu’ che “lunga vita”, addirittura gradiremmo cambiarla, rendendola di membri eletti dai cittadini e non di nomina ed elezione indiretta. Altro libro dei sogni…. da collegare a quello di una giustizia dove non esistano i Tribunali Amministrativi Regionali (Tar), dove i giudici fossero eletti dai cittadini e quindi, per esempio, dove i giudici di pace non fossero a contratto.
Un Paese di balocchi in cui, per ora, sopravviviamo e cerchiamo di far sopravvivere le vittime del regime economico e civico, cioe’ tutti noi che non facciamo parte dei clan e dei clienti di questo o quell’altro potentato.
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