Anche lo scalo di Viterbo sotto la lente La costruzione di un hangar in aeroporto nelle carte dell’inchiesta romana che ha portato all’arresto del funzionario Enac Legnante e di altre 5 persone

09/04/2014 – 02:01

ROMA – Circa otto milioni di euro sottratti all’erario. E’ questo il calcolo fatto dagli inquirenti dell’inchiesta sugli aeroporti del Lazio che ha portato in manette, l’altro giorno, sei persone (tra dipendenti dell’Ente nazionale aviazione civile, Enac, e un imprenditore di Latina), tra cui l’ex direttore dello scalo romano di Ciampino, Sergio Legnante, che era anche responsabile per i piccoli aeroporti del Lazio, tra cui quelli di Viterbo. L’accusa principale è quella di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, più altri reati.

Ed è proprio sul piccolo scalo viterbese – dedicato soltanto ai voli privati – che emergono nuovi particolari dall’indagine, che in un primo momento si era concentrata su episodi sospetti riguardanti soltanti le strutture romane di Ciampino e Urbe. In particolare, secondo quanto scrive il quotidiano la Repubblica, sotto la lente degli investigatori è finita la costruzione di un hangar per il ricovero dei velivoli. Un hangar che ‘dopo un anno, cadeva già a pezzi’. Tanto che dalle conversazioni intercettate, viene estrapolata una frase indicativa di come sarebbero stati svolti i lavori per la costruzione: ‘Ahò, sta a casca’ un pezzo de cornicione’.

Secondo la Procura di Roma, infatti, l’organizzazione sarebbe stata messa in piedi dall’imprenditore pontino Massimiliano Mantovano con la complicità di Legnante e dell’ingegner Alfonso Mele, anch’egli in servizio all’Enac e anch’egli finito in manette. Il sistema – che comunque deve essere provato in Tribunale – è raccontato nell’atto d’accusa: “I lavori di manutenzione, modificazione e ristrutturazione” degli aeroporti di Ciampino e di altri minori del Lazio venivano affidati “mediante l’alterazione delle procedure di gara indette dall’Enac, facendo apparire fraudolentemente che alle stesse vi partecipavano società diverse ma in realtà tutte riconducibili di fatto a Mantovano, che veniva quindi ad operare in regime di sostanziale monopolio, gonfiando i costi relativi ai lavori che venivano poi affidati il più delle volte da Mantovano a ditte che li portavano a termine a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli imposti dalla Pubblica amministrazione, o per una qualità più scadente rispetto a quella richiesta”.

Oltre una decina i casi documentati finora dalle indagini della Squadra mobile di Roma e che riguardano soprattutto lo scalo di Ciampino e quello di Roma Urbe. Ma che come si è visto, ha già investito anche altri piccoli aeroporti dei quali Legnante era responsabile.

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