Numerosi appelli a favore della Castanicoltura

Quasi ogni giorno sulla stampa non solo locale ma anche nazionale si susseguono analisi, statistiche, storie, appelli, risoluzioni a favore della Castanicoltura in grave crisi da quando alla fine del secolo scorso è entrato in Italia il Cinipide del Castagno.

Tanta attenzione è commovente anche perché si avverte amore per questo frutto che fu importantissimo per le nostre famiglie nei tempi duri di quando il cibo era scarso e prezioso soprattutto d’Inverno e le castagne e i suoi derivati erano spesso la principale fonte di energia e le caldarroste e il fuoco che brillava per farle cuocere erano la gioia soprattutto dei più piccoli.

La situazione disastrosa in cui versano i nostri castagneti non solo ha prodotto serie difficoltà economiche alle nostre famiglie sia dal punto di visto reddituale che dal punto di vista patrimoniale.

Spesso i castagneti non sono solo una preziosa eredità affettiva ma anche il risultato di forti investimenti in un’economia che chiedeva ormai forti investimenti iniziali per avviare aziende non più destinate a fornire secondi redditi ma il reddito principale di una famiglia nuova o di una famiglia che intendeva sfuggire alle logiche e ai cicli sempre più ravvicinati degli altri settori economici.

Oggi i castagneti non rappresentano più neanche una riserva di valore perché valore non hanno più.

I sacrifici d’intere generazioni risultano ormai annullati.

Economico, sociale e affettivo: quello dei castagneti è un vero dramma dai tanti aspetti.

Rispetto a esso i poteri pubblici hanno avuto approcci sbagliati e talora disastrosi con rarissime eccezioni positive.

L’opinione pubblica invece partecipa con affetto profondo e con la sentita speranza che tutto torni come prima perché tutti perdiamo qualcosa da questa brutta situazione.

Emozionante anche l’impegno dei ricercatori e degli studiosi di diverse Università che, da quando il Prof. Alberto Alma ha introdotto il Torymus Sinensis per la lotta biologica, si sono talmente appassionati da dar vita ad una forte collaborazione tra loro soprattutto a livello di Tavolo Castanicolo coordinato dal Dr. Alberto Manzo a livello ministeriale.

Vi sono poi le travagliate storie di produttori dallo spirito di acuto osservatore, come Ferruccio Romano Schiavella, che vivendo come dramma molto rilevante lo sconvolgimento della vita di un castagneto fatto crescere in tanti anni con tanta cura e amore, si è applicato a un’osservazione attenta dell’evolversi delle fasi naturali tanto di accorgersi che la natura stessa, come sostengono tutti i nostri ricercatori, attiva tanti meccanismi per riportare ordine nel sistema.

E osserva come una spora fungina, appartenente alla famiglia dello Gnomoniopsis, si affanna ad aggredire le galle del Cinipide con effetti sia benefici che complessi.

Un anziano docente universitario come Elvio Bellini si impegna poi moltissimo per diffondere la cultura del castagno e, importantissimo, ad organizzare a Marradi, la sua cittadina appartenente alla Romagna Toscana, in una splendida cornice montana, incontri di alto valore scientifico ove oltre agli ultimi risultati delle ricerche più attente e avanzate si espongono e si discutono gli stadi successivi raggiunti dalla lotta biologica nelle diverse realtà.

Rispetto alla realtà scientifica i Monti Cimini rappresentano una realtà che della Scienza invece non ne vuol sapere.

Si sa che la lotta biologica è l’unica che darà risultati come li ha dati già in Giappone e in Piemonte invece da noi i produttori si mettono in cattedra e irrorano tonnellate di fitofarmaci che hanno aggravato i problemi esistenti e ne hanno creato di nuovi.

Molti appelli di diversi soggetti sono rivolti ai poteri pubblici per scopi di versi tutti nobili però l’appello più importante, quello verso i produttori affinché non si affidino ai fitofarmaci e ascoltino la Scienza ancora non arriva.

Vallerano, 2 Novembre 2013

Angelo Bini

Vice Presidente CoopCast

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