Il Contributo con diffida del Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo

 Presidiare il Convegno sul Piano d’azione nazionale sull’Uso dei Pesticidi Senato, Roma – 20-dicembre-2012.pdf (Contributo con diffida del Prof. Giuseppe Altieri

 

Presidiare il Convegno sul Piano d’azione nazionale sull’Uso dei Pesticidi Senato, Roma – 20-dicembre-2012.pdf 

Si invia il documento di contributi tecnico-giuridici in oggetto, rimanendo in attesa di vostri riscontri.

Si  diffidano le istituzioni competenti al corretto recepimento delle direttive europee e regolamenti di sostegno in Materia di Uso sostenibile degli Agrofarmaci (Pesticidi) ed Agroambientali, intendendo coinvolgere i portatori di interesse, agricoltori in primis, i quali continuano ad essere danneggiati nella loro salute dall’uso di pesticidi, oggi per lo più inutili oltrechè principali “concause aggravanti” di innumerevoli malattie degenerative.

I produttori Biologici dovrebbero inoltre far valere il loro diritto a non essere contaminati da Pesticidi  chimici provenienti dalla deriva dei vicini (tolleranza zero), i quali in caso di impiego di sostanze pericolose devono mantenersi almeno 150 metri all’interno delle proprietà (sperimentando eventualmente la conduzione biologica delle coltivazioni nelle zone di confine). E non essere costretti a non certificare il raccolto biologico di confine (esempio di Diritto invertito).
 
Si rimane a disposizione, in qualità di esperto di comprovato curriculuum per la partecipazione alle commissioni Ministeriali/Regionali/Europee preposte alle definizioni dei corretti recepimenti in materia di Impiego prioritario dei Mezzi di Difesa Biologici “Integrati” (tra loro) al fine di “sostituire le sostanze chimiche di sintesi” (D. Lgs. 14 Agosto 2012, n. 150), che vanno bandite in caso di tecniche sostitutive efficaci e sufficienti a garantire produzioni economiche (Es. su Vite, Olivo, ecc), in base al principio di precauzione Europeo e alla tutela Costituzionale della Salute e dell’Ambiente e per il diritto alla compensazione dei maggiori costi e mancati redditi eventuali, attraverso i Pagamenti Agroambientali Europei. 

saluti cari 
 

Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo

Docente Ordinario di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica, Agroecologia – Ist. Agrario Todi

Studio AGERNOVA – Servizi Avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca

ACCADEMIA MEDITERRANEA PER L’AGROECOLOGIA E LA VITA (AMA la Vita)

Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)

tel 075-8947433, Cell 347-4259872

P. IVA 02322010543

Emailagernova@libero.it

http://www.agernova.it

——————————————————————————————————————

Pesticidi in Italia: Recuperare 20 anni di ritardo… 

 
Recepimento della nuova direttiva europea sull’uso sostenibile degli agrofarmaci (D. Lgs. 14 Agosto 2012, n. 150) e Disciplina dell’Agricoltura Integrata, sua controllabilità e verificabilità
– Distrazione dolosa di risorse europee agroambientali  
– Diritto alla deriva zero di Pesticidi 

– Abusi di professione in campo fitoiatrico
– Conflitti di interesse da risolvere …per una convergenza di interessi
di Giuseppe Altieri, Agroecologo

Premessa
La nuova normativa europea sugli agrofarmaci prevede l’obbligatorietà della Produzione Integrata, ovvero dell’impiego prioritario ed “integrato” di tutti i mezzi tecnici biologici, regolarmente registrati al commercio, in quanto sottoposti a prove preliminari di efficacia; pertanto, essendo efficaci e trattandosi di prodotti non pericolosi per la salute e l’ambiente (mezzi tecnici autorizzati nell’Agricoltura Biologica), le tecniche alternative ai mezzi chimici di sintesi attualmente in commercio devono essere impiegate “obbligatoriamente” e “in forma prioritaria”, in osservanza del principio di precauzione e dei diritti costituzionali inviolabili alla salute e ambiente salubre, all’uso razionale dei terreni agricoli (Art. 44 costituzione) i quali regolano la libertà di iniziativa economica.

L’agricoltura integrata, definita dalle norme OILB allegate alla decisione CE del 30-12-1996, (di 16 anni fa, ndr…) e presentate al Convegno COLIBRI-OILB del Marzo 1996 a Bologna, prevede chiaramente l’impiego prioritario obbligatorio di tutti i mezzi tecnici biologici prima dell’eventuale uso di prodotti chimici, sotto stretta autorizzazione tecnica. 
Tale autorizzazione deve essere eventualmente prescritta da agrotecnici e agronomi fitoiatri, adeguatamente formati, in osservanza alla nuova direttiva sull’Uso Sostenibile dei Pesticidi.

 – Distrazione dolosa di risorse europee agroambientali  
Purtroppo, impiego prioritario di mezzi “sostitutivi” dei Pesticidi Chimici non è previsto nei disciplinari di agricoltura integrata, con i quali si stanno distraendo (da almeno 15 anni) enormi risorse agroambientali europee e nazionali, per una “falsa agricoltura integrata” (in realtà una semplice “lotta guidata chimica”) con danno doloso alla salute pubblica e all’ambiente, con conseguente continuo aumento delle vendite di Pesticidi Chimici realizzatasi in Italia, al contrario di quanto accaduto in altri paesi europei.
Su ciò si è chiaramente espressa la Corte dei Conti UE (Rel. n. 3/2005 e n. 7/2011), chiedendo alle Regioni di evitare lo sperpero di risorse per presunte e incontrollabili “riduzioni di Inputs” chimici, senza ottenere adeguato riscontro da parte delle Regioni stesse.

Tale forma di presunta agricoltura integrata (non conforme, in quanto trattasi di un semplice elenco di pesticidi chimici ammessi, laddove i mezzi biologici sono solo “facoltativi e non obbligatori”non è nè controllabile nè verificabile, dal momento che non si può stabilire il numero di trattamenti effettivamente eseguiti dagli agricoltori, ne le dosi di impiego, essendo possibile acquistare agrofarmaci chimici di sintesi a scontrino, e senza alcuna prescrizione tecnica obbligatoria (Ricettario).
Inoltre, negli attuali disciplinari di agricoltura integrata è previsto l’impiego di pesticidi chimici di sintesi in quantità e qualità molto superiore ai normali interventi fitosanitari effettuati nell’agricoltura convenzionale.
Non si comprende come possano essere state approvate ed erogate risorse agroambientali (dalla DG Agri – Commissione Europea), per presunti incrementi di costi e minori ricavi, assolutamente inesistenti se si seguono i disciplinari di Agricoltura Integrata (Mis 214, a) dei PSR regionali), a meno che non si intendesse pagare e compensare gli agricoltori convenzionali per i “maggiori costi in Pesticidi chimici di sintesi”… cosa che, purtroppo, si è di fatto realizzata in Italia, ottenendo un risultato agroambientale addirittura Negativo, in pratica “sostenendo l’acquisto di pesticidi e disseccanti, precedentemente non impiegati dagli agricoltori” (es. Glifosate, pericolosissimo disseccante che si ritrova in residui nelle acque di falda, fonte ARPA – ISPRA, in pre-semina, ecc.)
Tutto ciò è aggravato dalla continua utilizzazione di Deroghe da parte dei servizi fitosanitari regionali, che prescrivono spesso interventi con prodotti chimici di sintesi non previsti nei disciplinari di produzione integrata, quando potrebbero essere sostituiti da interventi preventivi naturali e biologici (es. uso di rame e zolfo).
Ciò avviene, ad esempio, da anni in Umbria (come in altre regioni), per le malattie fogliari dei cereali, laddove nelle schede colturali di difesa fitosanitaria non è indicato l’impiego di formulati biologici a base di rame e zolfo.Tali “mezzi tecnici autorizzati in agricoltura biologica” sono consentiti nella produzione integrata, ma indicati solo genericamente nelle linee guida ai relativi disciplinari di produzione integrata, parti generali che gli agricoltori spesso non conoscono, avendo a disposizione solo le schede colturali con i principi attivi chimici di sintesi ammessi. 
In tal modo, in mancanza di interventi “ecologici” preventivi, una volta verificatisi attacchi di patogeni, vengono prescritti interventi tardivi, ormai inutili (in quanto il danno è per lo più fatto) e in deroga, con impiego di antiparassitari chimici di sintesi sulle coltivazioni in prossimità della raccolta, con conseguente ulteriore danno sul prodotto per il calpestio, inquinamento ambientale e tossicità per gli operatori agricoli, aggravando nel contempo la presenza di residui chimici di sintesi nei cereali. Fino a qualche anno fa, mai gli agricoltori trattavano i cereali per tali patologie, a dimostrazione dell’incremento di uso di pesticidi che contrasta gli obiettivi della politica agroambientale europea, con conseguente accumulo di residui chimici pericolosi, molto gravoso per la salute pubblica. in quanto trattasi della base della dieta Italiana e mediterranea (Frumento).
Con conseguente incremento delle allergie e patologie connesse essendo i pesticidi chimici concause aggravanti. Oggi in Italia abbiamo il record mondiale dei tumori infantili (OMS), con tasso doppio di incremento di quelli neonatali, rispetto alla media UE. L’aspettativa di vita sana nel nostro paese si è ridotta inoltre di oltre 10 anni dal 2004 ad oggi (Eurostat).
A ciò si aggiunga che spesso vengono richieste autorizzazioni straordinarie di prodotti chimici addirittura revocati dal commercio, concesse con leggerezza dal Ministero della Sanità, a seguito di semplici richieste di gruppi di agricoltori locali supportati da associazioni di Categoria, con giustificazioni senza basi scientifiche e soprattutto senza valutare le possibili alternative Agroecologiche registrate al commercio.

I registri di agricoltura integrata, di fatto, non sono verificabili basandosi su “autodichiarazioni dei beneficiari dei pagamenti agroambientali e controlli inconcludenti” (Corte dei Conti UE)Nessuna verifica da parte di enti di controllo terzi può basarsi su una tale disciplina dell’agricoltura integrata in realtà una semplice Lotta Chimica “Guidata”, come definita nei testi scientifici di Fitopatologia ed Entomologia Agraria.

E non si comprende come possano, oggi, la maggior parte degli enti di certificazione biologica italiani (tranne BIOZOO e CODEX, a quanto risulta) prestarsi a validare procedure con presunti controlli e certificazioni delle Produzioni Integrate basate su tali disciplinari (vedasi Marchio Agriqualità della regione Toscana, a titolo di esempio).
In una corretta Agricoltura Integrata, l’unica modalità di controllo possibile sarebbe quella sulle fatture di acquisto dei mezzi tecnici biologici di difesa, obbligatori e prioritari, effettuabile da enti terzi di certificazione, oltre che sulla prescrizione fitoiatrica da parte di agronomi specialisti dell’eventuale necessità di interventi con agrofarmaci di sintesi chimica, qualora effettivamente si rendano necessari per “insufficienza” (con uso prioritario di tecniche biologiche) o “mancanza” di altre tecniche “biologiche” alternative, regolarmente registrate al commercio nei confronti delle specifiche avversità colturali.

Pertanto i Pagamenti Agroambientali attualmente erogati per l’Agricoltura integrata “falsificata” devono essere immediatamente sospesi e revocati, consentendo eventualmente il passaggio all’agricoltura biologica, per poter mantenere il diritto ai pagamenti agroambientali, ad oggi illegittimamente ricevuti da molti agricoltori, che sono stati in tal modo ostacolati nella loro riconversione alle produzioni biologiche, dal momento che percepiscono un pagamento senza contropartita, continuando a usare pesticidi come e più di prima, anche per le minime differenze di pagamenti agroambientali previsti per l’Agricoltura Biologica, che pertanto non risulta conveniente, quando dovrebbe esserlo “per Legge”.
L’agricoltura Biologica è obiettivo prioritario nei Regolamenti della politica agroambientale europea 2007-2013, in particolare nelle aree intensive e particolarmente soggette a inquinamento rischi per la biodiversità, laddove è maggiore l’impiego dei mezzi chimici pericolosi per la salute e l’ambiente e si sarebbero potuti ottenere i maggiori benefici (riduzione dei pesticidi di sintesi) dalla riconversione Agroeco”biologica”. Per lo più limitata, invece, alle aree laddove l’uso di Pesticidi chimici era già minimo, certificando e sostenendo soprattutto ciò che era già biologico.
 
Su ciò si è chiaramente espressa più volte la Corte dei Conti UE (Rel. 3 /2005 e Rel. 7 /2011), la quale ha chiesto alla Commisisone UE di non approvare, per i PSR 2007-2013, misure agroambientali basate su semplici “riduzioni di inputs chimici”, in quanto non controllabili ne tantomeno verificabili. 
A conferma del fallimento delle politiche agroambientali delle regioni Italiane, non c’è stato alcun calo nella vendita di agrofarmaci chimici in Italia, anzi c’è stato un incremento, con risultato Agroambientale addirittura Negativo, dovuto alle misure regionali di sostegno per l’agricoltura integrata, che, di fatto, hanno sostenuto l’acquisto di pesticidi chimici di sintesi, addirittura di disseccanti (Glifosate e similari) utilizzati in presemina delle coltivazioni, invece delle lavorazioni dei terreni. 
Inoltre va segnalato l’enorme calo dei terreni certificati in biologico negli ultimi 10 anni, a fronte degli enormi investimenti in pagamenti agroambientali (oltre 25 mliardi di € disponibili per i PSR dal 2007 al 2013, con priorità e obbligo epr le misre agroambientali). Nel 2001 avevamo oltre 1.200.000 ha sottoposti a controllo e/o certificazione biologica, che hanno pertanto ultimato il periodo di conversione nel quinquennio di impegni agroambientali, mentre oggi abbiamo solo 837.000 ha in produzione Biologica (2011) a fine conversione, con una perdita di superfici e prodotti biologici certificati di almeno il 25% !!!

Su tale materia è pertanto ipotizzabile una truffa dolosa aggravata dai danni alla salute (in primis degli agricoltori) e all’ambiente, considerando che l’Italia ha raggiunto il record mondiale di tumori infantili (OMS) e l’aspettativa di vita sana si è ridotta di oltre 10 anni (EUROSTAT) nel nostro paese, dall’avvio delle programmazioni agroambientali europee.
Oggi risultano infatti oltre 130 residui di pesticidi nelle acque superficiali e profonde (Fonte ISPRA -ARPA), principali indicatori del destino e dell’uso dei fitofarmaci in un territorio… …ovvero del fallimento (risultato negativo) delle misure agroambientali regionalierogato  per l’agricoltura (dis)-“integrata”. Misure che di fatto, hanno ostacolato  la riconversione biologica dell’agricoltura Italiana, raggiungendo l’esatto opposto degli obiettivi prefissati dai regolamenti agroambientali europei.

Al fine di erogare i pagamenti agroambientali è obbligatoria la controllabilità e verificabilità del risultato agroambientale, ma il Ministero Agricoltura non ha ancora ben definito come controllare il sistema dell’agricoltura integrata (di fatto impossibile sulla base degli attuali disciplinari), …mentre continuano a sparire enormi risorse, miliardi di € dai PSR 2007-2013, regalate a chi “Acquista Pesticidi e disseccanti chimici… come e più di prima.

Speriamo che tali risorse dolosamente distratte, vengano recuperate da un’azione decisa della corte dei Conti e dei tribunali amministrativi (e Penali) ed utilizzate per la riconversione biologica delle stesse aziende agricole, potenziando adeguatamente i pagamenti agroambientali corrispondenti per il giusto calcolo dei mancati redditi e maggiori costi e dei costi di transazione (+ 20%), oltre che dei benefici indiretti (+ 30% per le azioni collettive d’area) del sistema agricolo biologico.
Ricordando che gli agricoltori sono le prime vittime di tale sistema di “tossicodipendenza” dagli agrofarmaci chimici e che avrebbero, per regolamento comunitario, diritto a mantenere lo stesso reddito, più la copertura dei costi di transazione e per i benefici delle azioni d’area, riconvertendo le produzioni al sistema biologico certificato.

Quale agricoltore non passerebbe al biologico, visto che, una volta finito il periodo di riconversione (nel quale le produzioni non sono certificabili come biologiche) eventuali maggiori prezzi di mercato potrebbero garantirgli anche un reddito superiore, oltre che la salvaguardia della propria salute e di quella dei propri figli e della nazione intera italiana?

In realtà abbiamo assistito  (es in Umbria e Toscana) a numerose retro-conversioni dal biologico all’Integrato di agricoltori che dopo aver ottenuto la certificazione biologica, alla scadenza dell’Impegno agroambientale corrispondente, si sono inseriti nei pagamenti per l’agricoltura integrata, ovvero per un beneficio ambientale inferiore al livello di partenza, cosa vietata dai regolamenti comunitari in materia che chiedono di tener conto del livello di partenza al fine di sostenere un impegno agroambientale migliorativo e non peggiorativo.
In tal modo si è vanificato anche il risultato agroambientale delle precedenti programmazioni, mentre gli agricoltori e il mercato hanno perso prodotti certificati biologici, a fronte di una domanda sempre crescente, con conseguenti importazioni massicce di Prodotti biologici esteri, con grandi scandali per la falsificazione delle certificazioni (operazione Gatto con gli Stivali).
 
– Diritto alla deriva zero di Pesticidi
Gli agricoltori biologici e i singoli cittadini hanno diritto alla deriva zero di pesticidi chimici sui propri terreni ed abitazioni e in tutti i luoghi pubblici;
Pertanto chi usa pesticidi deve mantenersi quantomeno all’interno dei propri confini (almeno 150 metri… che spesso non bastano, vedasi pubblicazioni e studi ad hoc sulla deriva degli agrofarmaci)
Pertanto, sui terreni di confine, se si devono effettuare interventi fitoiatrici, è di fatto obbligatorio l’uso di mezzi biologici non pericolosi per l’ambiente e la salute umana e i Comuni dovrebbero stendere regolamenti ad hoc, essendo i Sindaci responsabili della salute pubblica dei propri cittadini. 
Sarebbe questo un modo in fondo per sperimentare la produzione biologica, che una volta dimostratasi efficace, dovrebbe essere resa obbligatoria con divieto di registrazioni di agrofarmaci di sintesi sulla maggior parte delle coltivazioni.
E’ il caso ad esempio della Viticultura e Olivicoltura, facilmente gestibili con sistemi biologici, spesso con efficacia superiore a quella dei mezzi chimici, come dimostrano le statistiche nazionali.
Attualmente è in corso al tribunale di Pistoia una causa (per la quale il sottoscritto ha fornito consulenza di parte lesa) dove il Giudice sta facendo calcolare le distanze di irrorazione con mezzi chimici, affinchè si ottenga deriva zero nelle proprietà dei vicini, coltivatori biologici o meno… un buon precedente.

– Contrasto agli Abusi di professione 
i Venditori di pesticidi, consorzi agrari ed altri, non possono prescrivere gli interventi fitosanitari, trattandosi di abuso di professione, delegata all’Agronomo o al tecnico Abilitato iscritto all’Albo professionale, quale “Atto fitoiatrico” (vedasi circolare MIPAAF e dell’Albo Agronomi e statuti degli Agrotecnici). 
Pertanto i sindaci e le autorità competenti devono vigilare affinche non ci sia abuso di professione e perseguire gli eventuali venditori che consigliano trattamenti chimici, anche per il danno grave sulla salute e l’ambiente.
E provvedere alle relative sanzioni e denunce alla Magistratura.
Gli agronomi che definiscono gli interventi fitosanitari, inoltre, non possono operare per semplice interesse economico (es. rappresentanza di Pesticidi chimici o essere dipendenti di commercianti di Pesticidi chimici), e devono privilegiare tutte le tecniche sostitutive degli stessi prodotti chimici di sintesi pericolosi per l’ambiente, essendo responsabili nella loro attività professionale, di ricadute (positive o negative) sulla salute umana e l’ambiente (Vedasi circolare MIPAAF  – Ordine Agronomi sull’atto fitoiatrico, allegata), diritti inviolabili, Costituzionalmente tutelati (Art. 32, 9, 44). 
E’ possibile e doveroso, pertanto, orientare la professione degli agronomi verso la convergenza di interessi sociali positivi per la salute e l’ambiente, riconvertendo la professione alle tecnologie biologiche ed agroecologiche in genere, attraverso corsi di fitoiatria ad hoc, così come si dovrà  riconvertire i Consorzi Agrari ad Agroecobiogici.
Nell’interesse di tutti, considerando che oggi il fatturato di Pesticidi CHimici in Italia è di circa 1 miliardo di € è le regioni italiane hanno circa 4 miliardi di € all’anno per i PSR (piani di sviluppo rurale a priorità ed obbligatorietà agroambientale, per cui si potrebbe raddoppiare il mercato degli antiparassitari per l’agricoltura, puntando al sostegno dell’impiego di quelli “Biologici”, notoriamente più cari per gli agricoltori.

–  Conflitti di interesse da risolvere: per una convergenza di interessi comuni
Le associazioni di categoria, Coldiretti, Unione Agricoltori e CIA , che partecipano nelle società di gestione dei consorzi agrari, cooperative, Molini popolari ed altri enti interessati alla vendita dei Pesticidi Chimici, non possono partecipare alla definizione dei disciplinari di Agricoltura integrata, in quanto in palese conflitto di interessi. Ne tantomeno possono sedere nei tavoli verdi dei PSR Regionali, per la definizione dei pagamenti agroambientali per l’agricoltura biologica ed integrata.
Cosa che purtroppo avviene  da oltre 20 anni, dall’avvio dei programmi agroambientali europei , nei cosiddetti “Tavoli Verdi” di Concertazione e “Comitati di sorveglianza” dei PSR Regionali.
La situazione di conflitto di interesse si potrebbe risolvere riconvertendo i consorzi agrari alla vendita di prodotti per il sistema Agro-Biologico (convergenza di interessi) e con il sostanziale divieto di uso di Pesticidi in Italia, laddove vi siano tenciche disponibili alternative (Comparative assessment) di tipo biologico, regolarmente registrate al commercio e, pertanto “efficaci”.
Nell’interesse di tutti gli attori della filiera agroalimentare.

I Pesticidi sono definiti dalla Direttiva sull’uso sostenibile degli agrofarmaci, come “pericolosi per la salute e l’ambiente”. Essi sono concause aggravanti di numerosissime patologie degenerative (Alzheimer, Parkinson, tumori e cancri, ecc), riconosciute a livello internazionale.
Pertanto vanno attuate tutte le pratiche atte a sostituirne l’uso, con le conseguenze penali per chi non rispetta tali diritti inviolabili.

Si allega il D. Lgs. 14 Agosto 2012, n. 150

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Si propone di organizzare un’associazione “vittime dei pesticidi”, per le necessarie azioni legali sul modello della vertenza per l’Amianto. 
 

Prof. Giuseppe Altieri
Agroecologo
———————
Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
Studio AGERNOVA – Servizi Avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca
Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)
tel 075-8947433, Cell 347-4259872
P. IVA 02322010543

ALLEGATI:

 
– allego il PDF della Circolare sull’Atto fitoiatrico,
inviata dall’Albo degli Agronomi

e il link di riferimento con la ricezione
il documento è chiarissimo e non ammette dubbi 
sul divieto di chi vende pesticidi a effettuare consulenze sull’impiego degli stessi e sulla priorità di utilizzo dei mezzi tecnici sostitutivi di quelli chimici di sintesi nella prescrizione dei Dr. Agronomi
 
saluti cari
Prof. Altieri
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Inizio messaggio inoltrato:
Data: 29 settembre 2011 11:34:37 GMT+02:00
Oggetto: Agronomi Forestali Umbria: Circolare Conaf N. 37/2011 – Competenza dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali in materia fitoiatrica – 29/09/2011
 

Circolare Conaf N. 37/2011 – Competenza dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali in materia fitoiatrica

Si trasmette in allegato Circolare Conaf N. 37 concernente l”oggetto.

 

 

2 allegati — Scarica tutti gli allegati  

 

Uso sostenibile agrofarmaci 1951_decreto-legislativo-14-agosto-2012-n–150.pdf

474K   Visualizza   Scarica  

 

CIRCOALRE%20N.%2037ATTO%20FITOIATRICO.pdf

417K   Visualizza   Scarica  

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *