Arsenico nell’acqua potabile: l’Isde di Viterbo scrive al Prefetto

Arsenico nell’acqua potabile: l’Isde di Viterbo scrive al Prefetto
E’ ancora alta l’attenzione per l’elevata quantità di arsenico presente nell’acqua potabile di molti comuni d’Italia ed in particolar modo nel Lazio: l’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde – di Viterbo ha scritto al Prefetto

Lunedi 27 Febbraio 2012 – Dal territorio – 

Dieci anni, oltre dieci anni e la situazione non solo non è stata risolta, ma la soluzione definitiva è ancora lontana da venire: i cittadini di 128 comuni in tutta la Penisola, 91 dei quali concentrati ai Castelli romani, nel Viterbese e nel Pontino continuano a bere acqua che contiene 50 microgrammi per litro di arsenico, superando così di ben 5 volte il limite consentito, che è di 10 microgrammi/litro.
Innumerevoli in tutto questo tempo le riunioni, le promesse, le soluzioni ventilate: all’atto pratico si è ancora molto lontani da una definitiva risoluzione del problema.
A dire il vero, qualcosa si era tentato: per salvaguardare le la salute di tutti, visto che si tratta di arsenico, sostanza che fa rima con veleno, si era tentato di chiedere alla Comunità Europea la deroga al limite della concentrazione di arsenico consentito negli acquedotti: 50 microgrammi per litro anziché i 10 previsti dalla legge. Una tipica “soluzione all’italiana” che avrebbe risolto il problema eliminando non l’arsenico dall’acqua, bensì il concetto di pericolosità dalle scartoffie, trasformando sulla carta l’acqua da velenosa a potabile. Ma la Comunità Europea non era dello stesso avviso e ha respinto la richiesta. In seguito poi è stata poi chiesta ed ottenuta dalla Comunità Europea una deroga provvisoria a 20 microgrammi di arsenico per litro di acqua potabile, deroga valida fino al dicembre 2012.Più di un anno fa la Regione Lazio si era anche attivata per l’installazione di fontanelle per l’approvvigionamento idrico gratuito di acqua potabile in alcune località nel viterbese: in qualche comune infatti, si è provveduto all’installazione di apposite fontanelle, ma il problema, come ci riferisce la Dott.ssa Antonella Litta, referente dell’ISDE di Viterbo (International Society of Doctors for the Environment – Italia), è che non sono state messe in tutti i comuni interessati dall’inquinamento dell’acqua, e, laddove sono state installate, le fontanelle  sono comunque poche, e gli abitanti sono costretti a un “triste pellegrinaggio” lungo il paese  muniti di taniche e bottiglioni per potersi approvvigionare di un bene indispensabile alla vita come l’acqua potabile.

Soluzione invece auspicabile e risolutiva è quella dei dearsenificatori: le tecniche di dearsenificazione infatti, secondo quanto riportato in una nota dell’Isde “applicate ad ogni presa di acqua a servizio degli acquedotti comunali, sono le uniche soluzioni fattive e concrete da predisporre immediatamente contro la minaccia alla salute rappresentata dalla presenza di arsenico nelle acque destinate a consumo umano.

Nel Viterbese a tutt’oggi ne sono stati messi in opera due, o meglio uno e mezzo: uno a Vitorchiano e uno a Nepi. Quest’ultimo però, sempre in base al giudizio e ai rilievi dell’Isde, non funzionerebbe a dovere, dal momento che la dearsenificazione dell’acqua sarebbe parziale e captata da una sola fonte.

Ed è di sabato 25 febbraio la lettera che l’Isde di Viterbo ha inviato al Prefetto di Viterbo e a tutti gli altri enti ed alle amministrazioni coinvolte nella vicenda inquinamento, per ribadirel’assoluta urgenza a fornire acqua dearsenificata o con il minor quantitativo di arsenico, elemento tossico e cancerogeno, e in misura mai superiore ai dieci microgrammi/litro, alle donne in gravidanza, ai bambini, ai malati, alle industrie alimentari e a tutti i cittadini, e per chiedere ufficialmente la documentazione acquisita dalla Prefettura in merito agli atti e agli interventi disposti dal Decreto del Presidente della Regione Lazio n. T0258 del 29/07/2011 riguardanti la presenza di arsenico nelle acque destinate a consumo umano.

In particolare l’Isde chiede di conoscere se venga rispettato quanto prescritto da questo Decreto nei punti che riguardano l’informazione ai consumatori sull’elevata concentrazione di arsenico nell’acqua erogata, il non utilizzo dell’acqua distribuita per il consumo potabile dei neonati e dei bambini fino all’età di 3 anni, la verifica presso le industrie alimentari, affinché l’acqua introdotta come componente nei prodotti finali non presenti concentrazioni dei parametri in deroga superiori ai limiti stabiliti, il fatto che i gestori delle captazioni oggetto delle deroghe informino la Regione Lazio, entro e non oltre il 31 luglio di ogni anno, sulle iniziative adottate e presentino una relazione che comprenda anche informazioni sui progressi realizzati nelle misure correttive, i dati del monitoraggio dei parametri oggetto di deroga, i volumi di acqua forniti in bottiglie o in contenitori ed un programma di quanto è previsto per il completamento dei lavori e le modalità adottate per informare e consigliare la popolazione”.

Ma come reagisce la popolazione a questo stato di fatto che dura da così tanto tempo? “Subiscono, come è ormai consuetudine per tante cose nel nostro Paese” ci risponde amaramente la Dott.ssa Litta “ogni giorno problemi nuovi si sommano a problemi vecchi e pian piano certe cose, seppur gravi, rischiano di passare in secondo piano”. La lettera dell’Isde al Prefetto, immaginiamo abbia anche questa finalità: tenere viva e sveglia l’attenzione ed il monitoraggio rispetto ad una situazione di rischio per la salute dei cittadini, messa pericolosamente a repentaglio tramite quell’elemento di cui proprio nessuno di noi, sul globo terrestre, può fare a meno: l’acqua potabile.

Patrizia Calzolari


Lettera dell’Isde al Prefetto di Viterbo

 

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