L’Italia delle armi chimiche

L’Italia delle armi chimiche da oggi scienza

Pubblicato da Laura Pulici su 5 marzo 2012

SALUTE – Arsenico, iprite, lewsite, cianuro e uranio impoverito. Sono queste le principali sostanze killer ereditate dalla Seconda Guerra Mondiale. Secondo l’ultimo dossier di Legambiente sulle armi chimiche, nella nostra penisola ci sono ancora migliaia di ordigni inabissati che minacciano l’ambiente e la salute delle popolazioni locali.

Pesaro, Molfetta, Torre Gavetone e il golfo di Napoli “ospitano” delle discariche sottomarine di armi chimiche: proiettili e barili contenenti liquidi irritanti come iprite o lewsite, ordigni chimici contenenti gas asfissianti come il fosgene, testate all’arsenico. Nel basso Adriatico, invece, si concentrano migliaia di piccoli ordigni, derivanti dall’apertura delle bombole a grappolo sganciate sui fondali marini durante la guerra del Kosovo.

A queste discariche si aggiungono i laboratori e depositi di armi chimiche come la Chemical City di Ronciglione e l’industria bellica di Colleferro, protagonista negli anni ’80 della corsa al riarmo dell’Iraq di Saddam Hussein. Di questi siti, Legambiente ha analizzato la situazione e il livello di inquinamento e bonifica.

In Italia gli impianti, le basi militari e le discariche coinvolte nella produzione e nello smantellamento delle armi chimiche sono molte, come si può vedere in questa mappa. E a livello mondiale sono più di 120 i fondali marini a rischio.

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