Grande Guerra, il geniere: “ETTORE ROSSO” ( di Giovanni Lafirenze)

La cornice dei sogni conduce le mie immaginazioni al fianco del gruppo italiano:

“I tedeschi si avvicinano ad Ettore, Angelo, Pietro, Gino, Gelindo e, Augusto. Vedo il repentino slancio delle loro braccia, le mani aprirsi e le bombe volare alte verso il camion. Fisso lo sguardo d’Ettore, mentre lui incrocia il mio, pare voglia urlare qualcosa, ma ci ripensa e torna a guardare il volo della sua bomba. Noto, il proprio triste sorriso, forse è indirizzato verso i numerosi commilitoni impegnati a Roma. Le bombe lentamente cominciano a precipitare sui camion. Ho ancora il tempo di chiamare Pietro, ma non risponde, anche lui è occupato a seguire la caduta della propria bomba, la sua mano sinistra stringe la linguetta di sicurezza, dell’ordigno in volo. Angelo è chino, sembra pregare, i suoi occhi appagano le proprie calde lacrime, mentre sogna le mani dei propri figli. Gelindo posa un pietoso sguardo verso i suoi ammutoliti nemici. Augusto è già oltre, cerca l’azzurro del mare ed un orizzonte che non trova, supplica la morte in nome di una nuova libertà. Gino, fissa il prato che lo circonda, è sicuramente impegnato a sciogliere finali pensieri. Vorrei attraversargli la mente e leggere i suoi ultimi rimpianti. Ormai le bombe sono a contatto del camion e il velo infuocato del destino, rovescia ogni vita “.

Una morte che ha unito si! “Vinti e vincitori”, ma che ha saputo capire e riconoscere i grandi uomini come Ettore e i suoi “Amici”.

articolo a cura dello storico Giovanni Lafirenze di Bari

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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