Musica pop tricolore, «Bollicine» di Vasco è l’album più amato

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Musica pop tricolore, «Bollicine» di Vasco è l’album più amato

Dal referendum di “Rolling Stones” la top 100 italiana

di Walter Porcedda

Specchio delle mie brame qual’è la più bella del reame? Ma… è «Bollicine» il disco proibito, si fa per dire, del mito rock numero uno, Vasco Rossi. La «più bella del reame» altro non è che la migliore opera discografica pubblicata in Italia, senza limiti di tempo. Chiedendo a una giuria estesa il giudizio sulla «regina» assoluta e stilando una classifica a discendere è stato il magazine «Rolling Stone» che per celebrare il centesimo numero della celebre rivista americana in edizione tricolore ha lanciato l’iniziativa. Da alcuni giorni è arrivata così in edicola la rivista con una copertina color giallo con lo strillo che annuncia il referendum «100 dischi italiani più belli di sempre».

Referendum che, come tutte le iniziative di questo tipo sono da leggersi come un sondaggio sulla popolarità – considerata anche la composizione della giuria di non addetti ai lavori al cento per cento – di artisti e opere e non come una ricognizione propriamente scientifica… Insomma, un bel gioco dove ci si può riconoscere o dividere.

Veniamo così alla «regina», «Bollicine», album del 1983, frutto della dirompente esibizione del Blasco di «Vita Spericolata», canzone/manifesto di una generazione che racconta di gente che si ritrova al Roxy bar e si esalta per un divo come Steve Mc Queen, famoso per non aver mai voluto controfigure, anche nelle scene più spericolate… Appunto come recita il brano della rockstar di Zocca.

Lo stesso Vasco interrogato da «Rolling Stone» si stupisce per la preferenza assoluta accordatagli. «Pensavo di essere un cantante di nicchia – dice il Blasco – Commerciale non lo sono mai stato e non avrei mai immaginato di diventare così popolare. Continuo a meravigliarmi molto di questo successo». Ma tant’è.

Se, comunque il primo posto per Vasco, in qualche modo è, se non scontato, largamente atteso, un po’ stupisce il posto d’onore a Franco Battiato con l’album più venduto della sua carriera: «La voce del padrone» del 1981 con pezzi tormentone da «Cuccurucù» a «Centro di gravità permanente».

Un salto appena di tre anni indietro ed ecco al terzo posto l’artista che ha cambiato per sempre il pop tricolore. È Lucio Battisti di cui si parla anche questi giorni in occasione dell’omaggio previsto da Morandi al prossimo Sanremo. L’album prescelto è l’amatissimo «Una donna per amico» del 1978.

Un disco capolavoro, vera e propria pietra miliare della musica d’autore della ricerca popolare europea è «Creuza de ma» che il cantautore genovese incise nel 1984 interamente in lingua genovese. Una sfida totale, a quei tempi, alle leggi di mercato e ai diktat delle major discografiche. Mai queste avrebbero dato il loro consenso ad un album come questo che ha segnato profondamente la musica a venire.

Un salto di dieci anni ed ecco spuntare «Lorenzo 1994», album del Jovanotti cresciuto, quello cioè ormai definitivamente lontano da «È qui la festa?».

A sorpresa anche la sesta posizione conquistata da Vinicio Capossela con «Ovunque proteggi» del 2006, del quale il cantautore irpino registrò in Sardegna, nella grotta Ispinigoli di Dorgali la travolgente hit «Brucia Troia» con il chitarrista Marc Ribot. Un gruppo apparentemente di nicchia come i Diaframma, esponenti della migliore new wave fiorentina degli anni Ottanta si piazza al settimo posto con «Siberia».

Si resta ancora tra Santa Maria Novella e la via Emilia, all’ottavo posto, con una delle cult band italiane per eccellenza, i Csi (ex Cccp, presenti comunque al dodicesimo posto con «Fedeli alla linea»): lo scurissimo «Linea Gotica» del 1996. Il grande Demetrio Stratos e gli Area troneggiano dalla nona posizione con l’indimenticabile «Arbeit Macht Frei» del 1973. A chiudere l’elenco dei magnifici primi dieci il Molleggiato, attesissimo ospite della prossima rassegna all’Ariston, con l’album omonimo inciso nel 1960 assieme all’orchestra di Giulio Libano. E Ligabue?, tranquilli sta all’undicesimo con «Buon compleanno Elvis» del 1995. Tra le curiosità pescate lungo la classifica troviamo il «Nero a metà» di Daniele al numero 17 battuto dai Subsonica di «Microchip emozionale» al sedicesimo (Elio e le Storie Tese sono al 15). 

De Gregori con «Rimmel» è al 20, mentre Luigi Tenco è al 22 (ma i Baustelle di «Malavita» al 21). Guccini con «Paolo Fabbri» si piazza al 23. Al 40 spuntano i Gaz Nevada, Giorgio Gaber è al 48, Fossati a metà (50) con «Panama e dintorni». Al 62 c’è Alberto Camerini («Rockmantico» del 1982), al 66 gli Skiantos («Kinotto» del 1979) e al 67 Claudio Lolli con «Ho visto anche degli zingari felici». E Morandi? È al 75 precedendo Gino Paoli (80), Mina con «Live» è ottantunesima, Jannacci (al 97 con «Quelli che…». L’ultimo? Antonello Venditti con «Sotto il segno dei pesci».

5 febbraio 2012

 

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