NON C’E’ PEGGIOR SORDO DI’ CHI NON VUOL SENTIRE

postdateiconDomenica 15 Gennaio 2012 17:20 | postdateiconUltimo aggiornamento Domenica 15 Gennaio 2012 17:43 | postauthoriconScritto da Francesco Calvano | PDF | Stampa | E-mail

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NON C’E’ PEGGIOR SORDO DI’ CHI NON VUOL SENTIRE

Incredulità, sorpresa, irritazione,sdegno sono i sentimenti con cui è stata accolta la decisione di Standard & Poors di declassare il debito italiano di due posizioni, portandolo ad una distanza piuttosto vicina ai titoli spezzatura. Ma gli stessi sentimenti nutro io rispetto non nei confronti della società di rating bensì nei confronti di tutti coloro  che hanno espresso quei sentimenti. Continuo a chiedermi, senza mai trovare una risposta, in quale paese viviamo e come sia possibile che tutti coloro che sono chiamati a governare, siano essi i politici parassiti di professione, siano i  professori supertecnici, possano far finta impunemente di nulla e far finta di svegliarsi solo quando qualcuno dà attuazione a quanto preavvisato da più tempo.
Per tutto Novembre e Dicembre le tre maggiori società di Rating (Standard, Moody’s e Fitch, oltre alla cinese Dogang)hanno preannunciato che avevano posto sotto esame, ai fini di eventuale Downgrade,non solo il debito dei Paesi di mezza Europa, ma anche decine e decine di grandi Imprese e circa 32 Banche italiane. L’esame evidentemente è finito per il debito e la decisione di Standard è arrivata puntuale. Ora si aspettano i verdetti per il resto. E, allora, i nostri politici e gli attuali governanti dov’erano quando le società di rating preannunciavano un eventuale downgrade? Cosa hanno fatto per tentare di convincerli del contrario? Nulla, mai mosso un dito. Erano in vacanza su un’isola sperduta e non hanno avvertito alcun sentore.
Lo dimostra un altro avvenimento, contemporaneo a quelli delle società di rating, ed è l’appello inviato a tutti i governi mondiali dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI)per avvertirli che si ipotizzava un terremoto finanziario, di fronte al quale le crisi di Portogallo e Grecia sarebbero sembrate ridicole, ma impartiva nel contempo alcune regole d’oro da osservarsi nella gestione delle finanze statali. In particolare avvertiva che coloro i quali avevano un debito pubblico fuori misura avrebbero dovuto adottare misure per onorarlo. “I debiti, pubblici o privati, vanno pagati…con il risparmio, l’inflazione, il default”,conclude l’appello della BRI.
Si può essere o non essere d’accordo  con le società di rating, ritenere che hanno un potere esagerato e sproporzionato, ma finquando esistono bisogna tenerne conto, mentre  è difficile non essere d’accordo con la BRI, che è Organo indipendente, di cui usufruiscono tutti i  Paesi.
La lezione impartita dalla BRI, a livello mondiale, sembra peraltro tagliata su misura per l’Italia. Essa, in sostanza, dice : se un Paese ha un consistente Debito  Pubblico, che soffoca l’economia, togliendole 70 mld che paga di interessi, e inoltre ciò è causa di perdita di credibilità nel collocamento degli stessi titoli pubblici da rinnovare, per cui i pericoli di default sono dietro l’angolo,  se si vuole evitare che ciò accada e/o che si inneschi una svalutazione determinata da un processo galoppante inflazionistico, per azzerare o ridurre il debito, rimane una sola alternativa: il debito pubblico si paga con  il risparmio privato. Tradotto nella mia lingua, che predico da 5 anni, significa utilizzare un’imposta straordinaria sui grandi patrimoni, tenendo presente che la sola ricchezza finanziaria (esclusa quella immobiliare) posseduta dal 10% delle famiglie è quasi pari all’intero ammontare del Debito pubblico, e le due grandezze sono cresciute in parallelo tra loro.
Questo è ciò che i nostri governanti avrebbero dovuto fare se non fossero andati in vacanza su un’isola deserta, e oggi  si svegliano di soprassalto di fronte alla decisione  di Standard.

Tra l’altro l’Italia non ha solo la minaccia di default, ma l’esigenza estrema e indifferibile di avviare  un reale processo di sviluppo virtuoso in tutti i comparti della vita economica e sociale sofferenti da tempo e possiede dall’altro lato un enorme serbatoio di risparmio privato.
Per cui, riporto qui di seguito, non più le proposte che ho fatto e ribadito per anni, ma quelle che condivido al 100%, pubblicate in questi giorni anche sul mio gruppo “vogliamo la Patrimoniale” dall’amico Renato Costanzo Gatti, ipotizzando un introito straordinario di 400 mld, di cui 200 dalla patrimoniale e 200 dalla dismissione di beni patrimoniali, non più strategici :

“””Riducendo di 400 miliardi in una sola botta il debito pubblico otteniamo i seguenti risultati:
• Riduzione del debito al 93%
• Riduzione degli interessi passivi che dal 5% su 1800, passano al 3% su 1400 ( ovvero da 90 mlrd a 42 mlrd)
• Stop alla speculazione e progressiva riduzione dello spread
• Convinceremmo senza ombra di dubbio coloro cui chiediamo di prestarci i denari, che abbiamo tutte le intenzioni e la capacità di restituire a scadenza quanto prestato
• Liberazione di risorse da destinare alla crescita, allo svuluppo, alla ricerca, al welfare
• Riduzione dell’indice Gini della distribuzione delle ricchezze con effetti positivi sull’economia
• Riduzione di capitali disponibili alla speculazione finanziaria
• Aumento dei redditi dei ceti con più alta propensione al consumo e riduzione dei redditi dei ceti con minore propensione al consumo.”””
Io aggiungo soltanto che ciò consentirebbe di procedere  ad una riforma fiscale seria, disboscando l’attuale giungla normativa e riducendo l’altissima pressione fiscale,le sole condizioni per assicurare  una lotta all’evasione seria, concreta, efficace. Di fronte a tutto ciò il silenzio e l’inerzia di Monti non sono più accettabili. Come è possibile che un Economista della sua statura, con specializzazione nell’area finanza,non veda che la soluzione più semplice, più efficace ed efficiente per  tutti i nodi è a portata di mano, ed è quella che viene richiesta con un appello pressante da un Organismo internazionale ? Il Paese non può più attendere, ha bisogno di una sferzata immediata.
A società di rating, mercati e speculatori non gliene frega niente se in Italia circoleranno mille taxi in più e c’è qualche pompa di benzina in più, interessa molto di più se il prezzo della benzina si porta a livello degli altri paesi, per effetto della riduzione delle accise dal 60 al 30%. Dopo il declassamento del debito potrebbe arrivare quello preannunciato sulle grandi imprese e sulle Banche italiane. La situazione si complicherebbe parecchio.

Pensiamo, invece, per un attimo, che bello sarebbe svegliarsi un giorno, dopo l’annuncio del Premier, anche a Porta a Porta, di aver adottato quelle misure sopra ipotizzate.
Non avremmo più l’incubo quotidiano del debito, del rating, dello spread, dei mercati, del default, dei disoccupati  e dei licenziati che si suicidano, seguiti dai loro datori di lavoro, ma saremmo tutti proiettati in una gara di emulazione per concorrere ad un processo virtuoso di crescita e di complessiva normalizzazione  della vita pubblica e privata.

Solo allora la figura del Premier Monti diventerebbe un’icona,  guida insostituibile.

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